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NONOSTANTE TUTTO... CE L'ABBIAMO FATTA!!! Allattare si può anche dopo 12 giorni dal parto.
UN'ESPERIENZA FELICE Venivo dall’esperienza di una meravigliosa gravidanza da manuale: Gaia, la mia primogenita nata alla fine di maggio del 2003, mi aveva dato la possibilità di assaporare ogni magnifico istante della gravidanza e regalato un parto che tuttora ricordo come il momento più bello della vita. Fu un parto naturale scandito dai ritmi che la natura aveva scelto per noi nell’atmosfera ovattata e rilassata dell’ospedale di Carpi. Il personale ostetrico a regia discreta di un momento così unico seppe accompagnare con dolcezza l’arrivo del corpicino vitale della mia piccola sul mio ventre ancora dolente per le contrazioni. Ricordo ancora quella piccola extraterrestre umida e calda, avvolta nel telo verde, tra i miei seni, in ammirazione,come se li avesse conosciuti da sempre. Dopo il bagnetto mi fu portata in camera dove, con la diligenza di una scolaretta, misi in opera le preziose informazioni ricevute in gravidanza in merito all’allattamento. Fu l’inizio di uno spettacolare percorso di coccole e nutrimento che il latte materno regalava a me e alla mia piccola Gaia: niente ragadi né ingorghi, tutto andò a meraviglia fino al tredicesimo mese quando, di comune accordo, decidemmo serenamente che era venuto il momento di terminare questa felice esperienza. A distanza di quasi 4 anni, fiera di un “bagaglio” così positivo, affrontai con entusiasmo l’inizio di una seconda gravidanza.
UN INIZIO DIFFICILE Le aspettative altissime per l’arrivo del nuovo bebè vennero bruscamente a crollare nell’ecografia morfologica del quinto mese quanto mi fu detto che il feto che portavo in grembo soffriva di una cardiopatia congenita piuttosto seria: stenosi polmonare con grave insufficienza della valvola tricuspide. Fui indirizzata al reparto di fisiopatologia prenatale dell’ospedale S.Orsola Malpighi di Bologna dove fui seguita ed in seguito ricoverata fino allo scoccare della 37ima settimana. Tutti i miei sogni di un parto naturale come il primo, del primo dolce contatto pelle a pelle con la mia nuova bambina furono bruciati in un attimo con la sentenza del taglio cesareo programmato. Un pensiero deludente che appesantiva ulteriormente la gravità della patologia sofferta dalla mia nuova cucciola. Ma fu proprio in quel dialogo muto tra mamma e bambino che io e Rebecca, pochi minuti prima di entrare in sala operatoria per il cesareo, ci promettemmo di recuperare quanto prima ciò che ci veniva “rubato”. Il 23 aprile 2007 nacque così la mia secondogenita Rebecca che fu trasferita immediatamente, senza il tempo nemmeno di vederla, nel reparto di cardiochirurgia pediatrica del prof.Picchio.
La lotta per vivere La situazione era grave: quella che in ecografia sembrava una stenosi si rivelò un’atresia polmonare e a meno di 24 ore dalla nascita Rebecca fu trattenuta per ben 5 ore in sala operatoria dove fu sottoposta ad un delicatissimo intervento di cateterismo cardiaco.
Altro che contatto pelle-a-pelle!!!
Io potei vederla solo per qualche minuto il giorno successivo nel reparto di terapia semi intensiva: quello scricciolo era lì immobile, intubato da tutte le parti, tra l’odore di disinfettante ed i “beep” dei saturimetri. |
Il senso di impotenza e di delusione davanti ad uno spettacolo così crudo mi gettò in una profonda depressione post partum. I giorni passavano lenti e la promessa di riabbracciare la piccola dopo tre giorni dal parto si vanificò quasi subito: al terzo giorno fui dimessa e rientrai a casa a Modena mentre Rebecca rimaneva sola in quel di Bologna a lottare tra la vita e la morte. Il rientro a casa suonava come una sconfitta: mi ritrovavo vuota nel ventre e nell’anima. Mi erano concessi solo pochi minuti al giorno per vedere la nuova arrivata. Solo una cosa mi rimaneva da poterle donare: il mio latte. Presi tra le mani le foto Polaroid della mia piccola grande Rebecca e mi attaccai al mastosuttore con accanimento misto a sconforto.
Le prime volte producevo più lacrime che gocce di latte che però raccoglievo minuziosamente per portarlo in reparto appena possibile. Vedevo mamme produrre interi biberon mentre io a stento arrivavo ai 20 grammi per volta! Rebecca intanto era sempre in terapia semi intensiva dove i tentativi di stubarla non sembravano aver successo. Veniva nutrita solo con soluzioni fisiologiche e glucosate mentre il mio latte rimaneva in freezer. I giorni passavano e con essi anche la probabilità di attaccare prima o poi al seno la piccola Rebecca. Dentro di me sentivo ma soprattutto volevo fare ancora qualcosa per lei. Poi finalmente, dopo 12 giorni dal parto la piccola fu trasferita in reparto ed io, dopo la telefonata mi precipitai con il primo treno a Bologna con l’intrepida voglia di prenderla tra le braccia.
IL RECUPERO CON LIETO FINE Chiesi subito se potevo attaccarla al seno e le infermiere, più per compassione che per fiducia, mi aiutarono a staccare alcuni fili a Rebecca. Mi scoprii il seno e avvicinai con le mani tremanti la mia piccola che, come a dire “Oh eccoti mamma, finalmente!”, si attaccò al capezzolo come se qualcuno le avesse detto come si faceva! Era debole certo, ma con tanta voglia di farcela. Mi chiesero allora di fare la doppia pesata ed il controllo dei pannolini: se non avessi raggiunto la dose programmata di latte avrei dovuto darle l’aggiunta. Mi bastò una volta vedere riempirsi i rivoli di latte attorno alle labbrucce di Rebecca per capire che quella non era la nostra strada. Nemmeno l’infermiera pignola che mi chiedeva di attaccarla matematicamente al seno ogni tre ore esatte mi convinceva. Non volevo intestardirmi a scapito della salute di mia figlia ma sentivo che quello non era il nostro ritmo: io e Rebecca avevamo bisogno di tempo, il nostro tempo! Ad ogni richiesta di Rebecca il mio seno era pronto al suo servizio. Lasciammo così in ospedale la bilancia insieme ai brutti ricordi!!! Dopo un mese e mezzo Rebecca subì un secondo intervento al cuore ma anche in quella occasione non sfiorammo né il biberon né il ciuccio e ce la cavammo con il salto di appena due poppate.
Ora Rebecca ha 5 mesi e nei suoi otto chili di “burro” mi guarda con i due occhioni vivaci, sgambettando felice tra i sonori vocalizzi. Siamo complici nella vittoria: nonostante tutto ce l’abbiamo fatta. Non di rado adesso Rebecca interrompe le poppate per guardarmi e sorridere ed io, con un conseguente picco di prolattina, piango ancora …ma questa volta per gioia!!!
dialogo di sguardi Artefici del successo di questo allattamento felice, oltre alla mia caparbia volontà e all’istinto di suzione di Gaia e Rebecca, sono stati i preziosi consigli ascoltati duranti gli incontri promossi dal GAAM, il sostegno della mia pediatra e soprattutto il supporto morale di mio marito che con discrezione ha rispettato e sostenuto le mie scelte. La mia esperienza sia a disposizione di tutte quelle mamme che ne hanno bisogno come riscatto per la fortuna che mi è stata data!
Donatella e la piccola grande Rebecca
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